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SUMMARY:Imitamorfosi - Claudio Lauretta
DESCRIPTION:Spettacolo comico di Claudio Lauretta\, imitatore\, attore e comico\, noto anche per aver presenziato a Striscia la Notizia\, Markette\, Zelig\, Chiambretti Night\, Glob\, Quelli che il calcio e Italia’s Got Talent.\n\nL’evento si svolgerà alle ore 21:30 presso Piazza N.S. dell’Orto. In caso di pioggia l’evento si terrà nell’Auditorium S. Francesco. Ingresso libero e gratuito.
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SUMMARY:DIONISIO FESTIVAL: Estate Teatrale Chiavarese
DESCRIPTION:Poveri cristi con Ascanio Celestini\, attore teatrale\, regista cinematografico\, scrittore e drammaturgo italiano.\n\nCon Gianluca Casadei alla fisarmonica\, produzione Fabbrica\, Teatro Carcano\n\n“Chi sono i poveri cristi? Sono l’ultimo della classe quando ci stavano le classi differenziali per i poveri; la pecora nera nel manicomio che risolveva il problema per quelli che stavano fuori\, ma non per quelli che stavano dentro; quello che sta inchiodato a qualche malattia senza colpa\, ma anche senza futuro\, eccetera. E se dico ‘eccetera’ ho detto tutto. Ho detto tutti. L’idea di questo progetto è quella di trovare le parole per raccontare questi poveri cristi che non hanno una lingua per raccontarsi che non sia quella della pietà. E invece il narratore di questo spettacolo li racconta come santi perché ogni giorno fanno il miracolo di restare al mondo. Di essere i migliori del circondario. Ci sono tanti modi per raccontare questa classe sociale\, ma la più rispettosa\, per me\, è quella che usa le loro parole. Così\, in questi ultimi 10 anni\, sono andato ad intervistare (intervista significa ‘incrocio di sguardi’) i facchini eritrei che movimentano i pacchi nei magazzini della logistica sulla Tiburtina a Roma\, il becchino del cimitero di Lampedusa\, la donna che mostra la foto del ragazzo affogato nel naufragio del 3 ottobre 2013\, ecc. Poi riascolto tutte queste voci e comincio a raccontarle. Quando mi sembra che ci riesco\, le vado a raccontare al musicista Gianluca Casadei\, e lui inizia a scrivere la musica sul mio racconto. Tra noi usiamo la tecnica dell’interplay. Nei testi sul jazz è indicata come ‘capacità di interagire all’istante\, anche e soprattutto durante le parti improvvisate\, tra i diversi musicisti\, pronti a ascoltare e reagire cogliendo i suggerimenti impliciti nel suono degli altri membri del gruppo’. Da questo nostro lavoro\, di ascolto e interazione tra musica e racconti\, nasce lo spettacolo. E questa tecnica di interazione si ripete sempre\, ogni sera\, in ogni replica col pubblico\, come un’improvvisazione su uno standard jazz. Ma c’è un motivo per il quale racconto\, le mie storie. Me lo ha detto Sisto Quaranta\, rastrellato il 17 aprile del ’44 al Quadraro. Quando gli ho chiesto ’Perché non avete mai raccontato la vostra storia?’ lui mi ha risposto ’io l’ho sempre raccontata\, ma tra noi non c’erano gli scrittori\, i registi del cinema’. Cioè non è vero che la Storia la scrivono i vincitori. La Storia la scrive chi la sa raccontare. Perciò è compito nostro\, di noi scrittori\, di noi autori\, scrivere la storia di tutti. Soprattutto di quelli che non la sanno scrivere come Sisto che non era poeta\, ma era un bravo elettricista. Qui per me c’è la vera contaminazione culturale\, quella tra lo scrittore e l’elettricista\, tra l’autore e i facchini eritrei\, tra il musicista e il becchino del cimitero di Lampedusa. Quando penso allo spettacolo non penso al ‘ubblico’. Il ‘pubblico’ è già una comunità. Io penso allo ‘spettatore’. Cioè a quello che arriva da solo. Il mio spettatore non è il letterato colto che ha letto la Recherche di Proust e cita Pasolini perché il padre è stato menato nel marzo del ’68. Il mio spettatore si è fatto una doccia veloce e ha parcheggiato in seconda fila per vedere il mio spettacolo in uno spazio raffazzonato in periferia. Magari è autunno e mi porta le castagne che ha raccolto tra i boschi dei Castelli Romani o mi dice che lo zio esodato dell’Autovox è morto depresso in una RSA o perché non gli hanno cambiato il catetere e c’ha avuto le vie urinarie in setticemia. E magari mi porta un disco che ha registrato con la parrocchia dove canta un’ave Maria stonata\, ma bella. E allora cosa mi aspetto di comunicare al pubblico? Di fargli sentire che sono intonato alle sue canzoni. Che parliamo la stessa lingua\, che usiamo le stesse parole\, che cantiamo le stesse canzoni. Lo spettatore che sceglie di venire in teatro è sempre preparato. Se sceglie uno spettacolo è perché ha un’aspettativa precisa. Il problema nasce quando non viene risarcito del suo investimento emotivo\, cioè se ci resta male. Se si aspettava di ridere e invece ha pianto\, viene risarcito lo stesso. Se voleva stupirsi e invece si è addormentato significa che l’artista s’è spiegato male. Io cerco di scrivere in una lingua comprensibile per tutti. Ma non è una lingua che parlo io. È quella che ‘trascrivo’ dalle interviste che faccio e ho fatto in questi anni. Scrivere e raccontare con la lingua degli altri (vorrei dire del popolo) questo faccio. Questa\, per me\, è una lingua nuova che scaccia vie tutte le altre lingue. È nuova perché è comprensibile. Le altre sono vecchie perché non si capiscono più. Questo spettacolo sarà un racconto e il racconto è sempre multidisciplinare. Per raccontare una storia ci infiliamo in tanti linguaggi. Il gesto racconta l’oggetto. Lo indica. Lo sguardo racconta l’immagine (guardo in quella direzione perché sto raccontando che qualcosa arriva da quel punto\, per esempio). La parola è suono\, ma anche ritmo. Eccetera. C’è una multidisciplinarità ricchissima che passa di continuo tra parola-immagine- suono-oggetto. Cioè passa attraverso il tempo senza fermarsi su un’epoca precisa. Come scrisse Vincenzo Cerami delle mie ‘fiabe moderne’ che comunque hanno il potere di dipingere paesaggi senza tempo (come il nostro tempo)”. Poveri Cristi è anche un romanzo che sarà pubblicato nel 2025 con Einaudi. Il romanzo ‘Poveri Cristi’ comincia così: “Cristo non è sceso dal cielo\, ma è salito dalla terra. Questa è la prima frase\, ma potrebbe finire qui”. Davvero il racconto potrebbe finire dopo questa frase perché i personaggi della mia storia sembra che non abbiano nessun rapporto con tutto ciò che sta in alto. Né col potere politico\, economico\, militare o religioso; né con le vette della letteratura\, della scienza o con le aspettative\, i sogni di chi aspira a diventare famoso; né coi quartieri alti\, le ricche città coi grattacieli; e probabilmente nemmeno con le terrazze fiorite dalla quali vedere un bel panorama. Ma forse è proprio questa loro vita da ultimi che\, come nella parabola di Gesù\, dopo aver subito torti li porterà ad essere primi.”\n\nLo spettacolo si svolgerà alle ore 21:30 presso Piazza N.S. dell’Orto. In caso di pioggia si terrà nell’Auditorium S. Francesco. Ingresso libero e gratuito.
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DESCRIPTION:Fin qui tutto bene con Fabrizio Casalino.\n\n“Fin qui tutto bene” è un one man show di stand up comedy e canzoni\, nello stile caustico e dissacrante di Casalino\, alfiere della Tipica Accoglienza Ligure. Far ridere è diventato un lavoro socialmente utile: farlo in Liguria un dovere morale. L’epoca è fosca\, la regione al collasso. Un futuro che lo guardi e pensi – tutto suo padre. Occorre tenere alta la fiaccola dell’ironia\, e ridere innanzitutto di se stessi.\n\nL’evento si svolgerà dalle ore 21:30 presso Piazza N.S. dell’Orto.\n\nIn caso di pioggia\, si terrà nell’Auditorium S. Francesco. Ingresso libero e gratuito.
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SUMMARY:Giornate di Chiavari. 6 Aprile 2026
DESCRIPTION:Le Giornate di Chiavari rafforzano la propria identità e si affermano sempre più come un festival culturale diffuso e destagionalizzato\, capace di estendersi nel tempo e ampliare la proposta della città. Dopo l’avvio della scorsa settimana\, il calendario di quest’anno si arricchisce con una nuova anteprima a Pasqua e Pasquetta\, due appuntamenti che segnano un ulteriore passo nella crescita del progetto e accompagnano il pubblico verso il cuore del festival\, in programma dal 30 maggio al 2 giugno\, con successive tappe estive.  Al centro dell’edizione 2026 il tema “Come si sta bene a Chiavari”\, una domanda che diventa visione culturale: la città come luogo di relazioni\, di attenzione alla persona\, di qualità del tempo condiviso. La cultura\, in questa prospettiva\, non è solo proposta artistica ma esperienza di benessere\, capace di generare comunità e valore.\n\nLunedì 6 aprile alle ore 19\, all’interno della Cattedrale N.S. dell’Orto\, spazio a “Comesistabene… con San Francesco”\, un appuntamento che unisce parola\, teatro e musica. Nel 2026 ricorre\, infatti\, l’ottavo centenario della morte del Santo\, celebrato con un anno francescano ricco di eventi\, pellegrinaggi e iniziative culturali in tutta Italia.  Protagonisti della serata saranno Davide Rondoni\, poeta tra i più significativi del panorama italiano e Presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni degli 800 anni dalla scomparsa di San Francesco d’Assisi\, e il flautista Andrea Griminelli\, artista di fama internazionale. Rondoni offrirà una lettura attuale della figura del santo\, tra spiritualità e vita concreta\, mentre Griminelli – vincitore di Grammy Award e Prix de Paris\, già al fianco di Luciano Pavarotti\, Elton John e Sting – accompagnerà l’incontro con la sua musica\, portando il suo talento nei più prestigiosi contesti musicali internazionali. Ad arricchire l’appuntamento\, le letture teatrali di Massimiliano Finazzer Flory dal Cantico delle Creature e da Dante.
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